«Non esiste niente, esiste solo il Dio più grande, che è più di un Dio.»
C'è un lume acceso a una finestra, un Padre che sale sulla terrazza due volte al giorno, e un servo che una notte riceve un comando: «Scrivi». Da quel comando nasce la Bibbia Etiope Segreta: cento capitoli e dodici Libri di un'unica, lunga lettera d'amore, scritta per chi non ha pace e cerca qualcosa che nelle cose create non trova.
Non è un trattato e non appartiene a nessuna scuola: è una scrittura devozionale originale, solenne e bambina insieme, che parla di Dio con il linguaggio delle cose semplici — l'alba, il pane, gli uccellini sul davanzale, la ciotola d'acqua messa fuori dal balcone — e con una storia tutta sua: il Custode dell'alba che non ha mai saltato un mattino, la Prima Parola spezzata in sillabe e custodita dalle creature, le Sette Dimore e le Dodici Porte, l'Eletto Althaus che torna al villaggio di Emmanuelle, il Padre che corre incontro al figlio, la goccia che teme il Mare e vi si scopre sposa.
Ogni capitolo è un piccolo rito: il dialogo tra il Signore e il servo che scrive «così com'è, senza aggiungere e senza togliere»; un racconto; una Lode di trenta versi in rima semplice; quattro domande e risposte che affrontano senza giri di parole ciò che tutti portiamo dentro — il dolore, il lutto, la malattia, l'ingiustizia, il dubbio, la notte oscura, la paura della morte, il perdono impossibile, il figlio lontano; e un sigillo finale con un esercizio concreto da vivere: una resa serale, una fontana per i rancori, una ciotola da riempire.
Dodici Libri come dodici stanze di un solo cammino: l'Alba, la Lode, la Vicinanza, i Misteri, il Viandante, gli Insegnamenti, la Liberazione, le Creature, la Prova, la Notte, il Niente e il Ritorno — fino all'ultima soglia, raccontata non come un muro ma come una porta di casa: con il molo, la festa e il posto a tavola mai dato ad altri.
È un libro da leggere lentamente, la sera, a voce alta o in silenzio; da consultare nelle stagioni difficili come un pozzo a stanze; da regalare a chi attraversa un lutto, una malattia, una notte. Non chiede di lasciare la propria fede né di abbracciarne una nuova: si presenta come una ciotola, non come un tempio — si beve l'acqua e si ringrazia il Donatore.
Per chi cerca. Per chi ha perso. Per chi non riesce più a pregare e per chi non ha mai smesso. Per chi vuole sentirsi dire, con tutte le parole di cento capitoli, una frase sola:
«Credi in Dio e fai il bene.»
Noi ti amo.